Pages Navigation Menu

Centro di Ricerca Rifiuti Zero: i progetti e gli obiettivi

Centro di Ricerca Rifiuti Zero: i progetti e gli obiettivi

Il Centro di Ricerca Rifiuti Zero è una struttura informale che vede uniti progetti anche molto diversi fra loro e connessi a molteplici discipline scientifiche, artistiche e umanistiche. Il compito di questa struttura è quindi di fornire ricerche e strumenti concreti al viaggio Rifiuti Zero, che nelle sue numerose tappe bisogna di costante intuito, innovazione e creatività per poter andare avanti. Nonostante la varietà dei progetti portati avanti e dei temi trattati, l’obiettivo di ognuna di queste ricerche è concretamente unico: cooperare per il raggiungimento di Rifiuti Zero, che si delinea così come una filosofia genuinamente interdisciplinare.

Passo 9
Centro di Ricerca e Riprogettazione:
chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD (Raccolta Differenziata),
recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio,
finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili,
e alla fornitura di un feedback alle imprese
(realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore)
e alla promozione di buone pratiche di acquisto,
produzione e consumo.
(da “I Dieci Passi Rifiuti Zero“)

Alcuni ricercatori del Centro al corso di Formazione a Vorno, dicembre 2013

Alcuni ricercatori del Centro al corso di Formazione a Vorno, dicembre 2013


Che cosa è il Centro di Ricerca Rifiuti Zero? In molti lo hanno chiesto, sia in Italia che all’estero. Ricordo ancora Jack Macy, della municipalità di San Francisco, farmi molte domande al riguardo, mentre da Parma sfrecciavamo a Firenze per l’evento lancio di Rifiuti Zero Firenze. Macy cercava di capire quale fossero gli obiettivi del Centro e, soprattutto, come fosse organizzato. Mi chiese addirittura se avessi un ufficio, scatenando un mio sorriso divertito che lo fece sorridere a sua volta. Sorridevo perchè all’epoca il Centro di Ricerca era in un ufficetto all’interno dell’edificio del Comune di Capannori: a mala pena c’era una scrivania per Rossano Ercolini, il coordinatore, quando doveva lavorare al computer e incontrare visitatori.

Centro di Ricerca: struttura e organizzazione
Come in altre cose, Rifiuti Zero in Italia è molto spesso informale nella sua organizzazione, e così anche il Centro di Ricerca. Con la nuova sede – inaugurata il 1 aprile – non ha perso la sua struttura informale, ma dispone adesso di una sala conferenze e proiezioni, tirocinanti laureandi e più spazio di manovra per i progettisti che lo necessitano. Vi è si un comitato scientifico e un team-operativo, un presidente – carica onoraria data a Paul Connett – e un coordinatore: ma la struttura non è gerarchizzata come in altre organizzazioni, tali ONG o associazioni. I progetti sono a budget zero o comunque molto basso e il laccio trainante di tutte le iniziative è la passione civile individuale, tramite la condivisione delle proprie competenze e studi – expertize – .
Non vi è un vero e proprio centro sinergico che collega i vari progetti, se non la presenza del coordinatore che li segue singolarmente. In ogni caso, ogni progettista gode di grande indipendenza, e poiché entra in gioco l’expertize, si lascia molta libertà di manovra.

Il fine ultimo e i vari progetti
L’obiettivo del Centro di Ricerca è studiare modi per arrivare a non produrre più rifiuti. Per farlo, mette in campo ricerche su fronti diversi, che vanno dal design, l’agronomia, la sociologia, all’arte. Tuttavia, come da definizione, la prima analisi riguarda il rifiuto residuo, ossia ciò che non è riciclabile. In termini operativi, si tratta di andare ad analizzare empiricamente cosa c’è nelle piattaforme dei rifiuti urbani residui (RUR). A Capannori, alcuni ricercatori del Centro lo fanno almeno un paio di volte al mese, una per i rifiuti relativi alle utenze delle famiglie, un’altra per le “utenze speciali” – negozi, piccole aziende, magazzini -. Dalle caratteristiche dei rifiuti della piattaforma di Salanetti – uno dei quattro centri di raccolta del comune di Capannori -, si capisce quali siano gli oggetti e i materiali non smaltibili più usati e si va a studiare le possibili alternative che potrebbero poi essere presentate alle industrie. Si parla quindi di riprogettazione, ovvero il portare avanti ricerche che permettano la creazione di prodotti interamente smaltibili e la messa al bando di quelli non riciclabili.
I progetti attualmente portati avanti sono molteplici.

Design e Riuso

Il Museo degli (O)Errori

Il Museo degli (O)Errori


Sul fronte riprogettazione, il Centro, dalle analisi del RUR di Salanetti, ha notato che molti dei rifiuti erano capsule di caffè . Ha seguito poi una lettera aperta all’azienda nel 2011 che ha portato, qualche tempo dopo, ad un incontro presso l’Innovation Center di Lavazza (Torino), iniziando così un percorso di confronto con AIIPA che è divenuto un caso nazionale. Proprio in questo frangente, la designer Camilla Piccinini ha iniziato a studiare le possibili alternative alle capsule usa e getta non riciclabili.
Sempre dalle ricerche sul RUR, è stato poi creato da Ercolini, con “un’intuizione degna della scuola elementare” (parole sue), il Museo degli (O)Errori di progettazione, ossia un mobiletto di legno preso nel Centro di Riuso al cui interno sono stati messi diversi oggetti non riciclabili della vita quotidiana, come un bric di Estathè, un rasoio usa e getta, imballaggi per cibo, spazzolini da denti. Ercolini è solito portarselo in giro a varie conferenze ed incontri per mostrare visivamente di cosa si parla quando si dice “rifiuto residuo”, riprogettazione e Responsabilità Estesa del Produttore. Da questa idea è scaturita poi quella di creare un allestimento fisso del Museo nella nuova sede Centro, nonchè dare nuovo smalto anche a quello mobile di Ercolini. Di questi progetti si stanno occupando la Piccinini e Giorno Ceccotti, designer anche lui.
L’altro progetto, che vede uniti riprogettazione e riuso, è il Centro di Riuso a Capannori – di cui si parlerà in modo più approfondito in un prossimo articolo -, nato grazie alla sinergia tra il Centro di Ricerca e Caritas, e portato avanti sempre dalla Piccinini e da Amina Santi, referente di Caritas e membro del direttivo di ASCIT.
Visto che nel “sacco grigio”, si trovavano soprattutto pannolini, un progetto intero è stato dedicato alla diffusione della buona pratica dei pannolini lavabili. Di ciò si è occupato soprattutto Andrea Nervi, referente unico di Ecobimbi, l’azienda che ha messo a disposizione gli “eco” pannolini sin dal progetto pilota del 2008.
Recentemente si è svolta a Milano presso la Cascina Cuccagna la quinta edizione di Good Design Up, dall’8 al 13 aprile, sul tema “Semi per crescere”. Il Centro è partner, insieme a Zero Waste Italy, di questa iniziativa e partecipa alla mostra “La stanza dei seminatori”, dove è presentata una mini guida che spiega ai bambini i Dieci Passi della strategia. Curata da Antonia Teatino e Barbara Pollini, la mini guida è un progetto di Anima Mundi con partner Best Up, o2italia e NUUP, sustainable creativity.

Agraria
Sul fronte agrario abbiamo la ricerca di Antonio di Giovanni – agronomo – che nel 2013 ha condotto uno studio regionale sulle diverse imprese toscane che si occupano di produrre e commerciare compost. Questi dati sono poi stati utilizzati nella stesura della proposta del Piano Regionale Rifiuti Zero. Successivamente, di Giovanni si è proposto in un’altra impresa, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’università di Firenze, che ha visto coinvolte alcune scuole primarie del comune di Capannori. Tema del progetto, il riutilizzo dei fondi di caffè dei bar come compost base per la coltivazione domestica di funghi. Tale idea, già sviluppata negli Stati Uniti e in Germania, ha dato origine ad una start up, Funghi Espresso, che si sta costituendo come azienda in questi mesi.

Arte
L’arte, in tutte le sue forme, si è rivelata essenziale nel dare nuova vita al rifiuto residuo, conferendogli dignità e bellezza, oltre che un uso sociale. A questo proposito, Stefania Brandinelli – scultrice e artista di Pietra Santa – e Patrizia Pappalardo – web designer e manager del sito del Centro di Ricerca e di Zero Waste Italy – hanno creato il portale arterifiutizero.it, dove si intende dare spunti per l’impiego del residuo e, soprattutto, dare il via ad una discussione tra artisti su progetti concernenti i rifiuti intesi come materiale artistico.

Sociologia e Antropologia
Vista la straordinaria adesione che Rifiuti Zero ha avuto in Italia, si è sentita la necessità di ampliare l’orizzonte di ricerca del Centro a materie che possono permettere lo studio dell’impatto di questa filosofia nella società italiana. A questo proposito, Riccardo Pensa – sociologo – sta conducendo una ricerca sulle amministrazioni aderenti a Rifiuti Zero, valutandone l’andamento per quanto riguarda le iniziative concrete relative alla strategia, i dati della raccolta differenziata e le buone pratiche portate avanti.
Altro progetto relativo alle discipline “umane” è quello che sta conducendo la sottoscritta – antropologa -, che sta cercando di capire chi sono gli zero wasters in Italia, come funzioni la rete nazionale e che relazioni ci siano con la sfera internazionale.

Il Centro di Ricerca è quindi un progetto on going, un’incubatrice di idee, e sarà in continua evoluzione e sviluppo fin tanto che scienziati, tecnici, artisti e operai di diverse discipline saranno mossi dalla passione civile e dall’interesse non solo del proprio territorio – not in my backyard – ma di tutte le terre che necessitano soluzioni alternative per fronteggiare una realtà non sostenibile. E’ un viaggio, come del resto anche la stessa filosofia Rifiuti Zero.