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Effecorta: sfuso, riuso e qualità a km 0

Effecorta: sfuso, riuso e qualità a km 0

Effecorta è una bottega a Marlia, frazione di Capannori. Entrando, la sensazione è quella di varcare la soglia per un altro tempo, forse un po’ per il “buongiorno” sorridente della commessa, forse un po’ per come si presenta la merce. Cereali, legumi secchi, biscotti, pasta all’uovo, pasta di grano, farine di vario tipo, e ancora formaggi, alcuni insaccati, olio, vino, birra, saponi, cosmetici, detersivi, uova,verdure fresche, tisane e infusi, croccantini per cani e gatti…tutto è prodotto a chilometri zero, tutto è con un packaging minimale o assente. Primo negozio di una start up in espansione, Effecorta ha regole rigide che ogni punto deve seguire per mantenere il marchio. Le parole d’ordine sono sfuso, riuso e qualità a chilometri zero, per una società sostenibile. Questa buona pratica fattasi impresa, sta contribuendo attivamente alla diminuzione di rifiuti, alla creazione di un sistema economico di filiera corta che incentiva la produzione locale e alla sensibilizzazione della popolazione verso quel che è chiamato “consumo consapevole e critico”. Per questi motivi, Effecorta si presenta come un’azione concreta di empowerment economico e sociale della popolazione locale.

Il negozio
Dei dispenser collocati alle pareti della prima saletta ti permettono di dosare la quantità di prodotto desiderato, che poi verrà pesato e prezzato alla cassa. Una paletta, invece, ti aiuterà a riempire la busta in carta della quantità di farina o legumi che vuoi. La tua mano, inguantata di plastica, la riempirà invece di pasta lunga, biscotti e cioccolatini – durante il periodo di Natale – .
Latticini e insaccati, in piccola quantità, sono disposti in frigo, e passando per il mobiletto delle tisane e infusi – disposti in bei vasi di vetro trasparente – si accede alla seconda stanza, quella dei “liquidi e delle creme”. Contenitori metallici che si risolvono in rubinetti regolabili dispensano, sul lato sinistro, saponi e shampoo, creme per il corpo e per le mani, e altri elementi di cosmetica. I detersivi sono posti un poco più avanti. Sul lato destro, invece, si trovano contenitori simili ma pieni di olio, vino bianco e rosso, birra e miele. Ogni contenitore ha ben chiara l’etichetta con scritto il prodotto, il prezzo al chilo/litro, e la provenienza con un numero accanto. In entrambe le salette, infatti, è appesa una cartina della zona, dove i punti in evidenza numerati marchiano il luogo di provenienza di ogni prodotto, così che tutti possano sapere cosa stanno comprando. Massima trasparenza.

Come utilizzare i dispenser

Come utilizzare i dispenser


Solitamente, l’avventore tipico arriva con un contenitore vuoto che riempie del prodotto desiderato, ma per gli impreparati si possono acquistare a pochi centesimi bottiglie in vetro per birra, vino, olio, barattoli di varie dimensione per il miele. Per i saponi e le creme c’è la stessa scelta, ma in plastica, rigorosamente non usa e getta. Alla cassa si pesa il tutto, si fa il conto, ma non è una busta di plastica che ti viene data con dentro ciò che hai comprato, ma una di carta grande senza manici. Ho avuto la sensazione che la forma del contenitore fosse, in parte, per invogliare il cliente a venire con un proprio sacchetto di tela o borsa, senz’altro più comodo e più sostenibile. In alternativa è possibile acquistare una shopping bag in tela nel negozio stesso.

L’idea
Ho conosciuto di persona Pietro, socio fondatore di Effecorta e membro del Centro di Ricerca Rifiuti Zero, ad una riunione a Capannori del Centro, fatta insieme ai membri dell’associazione di Ambiente e Futuro. Ci siamo poi sentiti successivamente via telefono. Volevo capire come era nata l’idea di un negozio simile, l’organizzazione e lo sviluppo della start up.
Effecorta a Capannori apre i battenti nel 2009. L’idea parte da Pietro, che con un gruppo di amici vuole creare un punto vendita che unisca più elementi che fino ad allora si potevano trovare in negozi distinti: la distribuzione alla spina (sfuso), il prodotto di filiera corta (chilometro zero), uno spazio in cui avessero peso anche certi valori sociali, come la sostenibilità.
“E’ quello che stiamo facendo con Effecorta”, mi dice. “Lo sfuso incentiva il riuso, che a sua volta porta ad una diminuzione dei rifiuti. La filiera corta è più sostenibile di un mercato di importazione perchè ci sono meno spostamenti, quindi meno emissioni, meno inquinamento. In più valorizziamo la produzione locale e ne incentiviamo l’economia. Fra il produttore e il consumatore c’è un solo intermediario: noi”. Si va quindi a parlare della promozione di consumo consapevole e critico e Pietro stesso sottolinea che il cliente di Effecorta è chi cerca la qualità unita all’idea di sostenibilità sociale e ambientale.

Contenitori di pasta, legumi e cereali: lo sfuso non ha bisogno di packaging elaborato

Contenitori di pasta, legumi e cereali: lo sfuso non ha bisogno di packaging elaborato


L’esperienza

Effecorta, come già detto, è una start up. Pietro – che è anche proprietario del marchio – e suo cugino sono i due soci amministratori, ma ogni negozio è indipendente. “Il nostro compito è solo quello di aiutare ad aprire e dare le linee guida, fondamentali per non perdere di vista gli obiettivi ultimi”, mi dice. Oltre al negozio di Capannori, sono stati aperti altri tre punti in cinque anni. Uno a Ferrara – che ha purtroppo dovuto chiudere in seguito al terremoto -, uno a Milano, molto grande, e uno a Prato. Tutti i negozi – compreso quello di Ferrara prima della chiusura – vanno molto bene. Perchè ciò avvenga è necessario seguire un disciplinare molto rigido “perchè siamo nel commercio ed è possibile farsi prendere la mano, se mi capisci. Ed è quello che non vogliamo. L’idea fondamentale deve essere rispettata da tutti i soci.”
I punti fondamentali del disciplinare si possono riassumere in:
– più prodotti possibili entro i 70 km di raggio dal punto vendita;
– ricerca continua per recupero contenitori;
– rispetto delle persone (chi coltiva, chi vende, chi compra).

Gli obiettivi
Quando chiedo a Pietro quale sia l’obiettivo principale dell’azione Effecorta, lui mi risponde semplicemente “cambiare il mercato. Cambiare le regole passando dalle regole stesse, e non dalla sola contestazione”. Come? Aprendo altri cinque punti entro il 2018, rendendo Effecorta una catena di negozi di piccolo taglio. “L’importante è raggiungere un numero significativo per poterci esprimere come soggetto forte sui tavoli del consumo nazionali”. In questo caso inizierebbero un’azione propositiva che andrebbe ben oltre il semplice esistere. “Vogliamo potere di contratto a livello nazionale, vogliamo diventare abbastanza forti da poter dire la nostra e farci ascoltare”. E la strada intrapresa sembra quella giusta. Negli ultimi anni si sta verificando una tendenza da parte della popolazione verso un consumo consapevole, soprattutto nei confronti di quel che mangia. Ed Effecorta sembra presentare loro una valida alternativa. “La persona che viene da noi vuole sapere, oltre alla provenienza del prodotto, anche come cucinarlo. Abbiamo pubblicato pure un libro di ricette con la Maria Pacini Fazzi [casa editrice lucchese]. Quindi il cliente compra non solo una cosa, ma anche la conoscenza nel cucinarla. Il futuro è la società della conoscenza”, anche per l’alimentazione, spiega Pietro.

La mappa indica la distanza di ogni produttore dal negozio Effecorta

La mappa indica la distanza di ogni produttore dal negozio Effecorta


I raggiungimenti
L’iniziativa Effecorta, vuoi per la sua inventiva e originalità concreta, vuoi per l’inserimento nel contesto capannorese, divenuto noto con lo svilupparsi della rete Rifiuti Zero, è divenuta un caso nazionale. Ogni due mesi organizzano seminari che contano numerosi partecipazioni e Pietro mi spiega che da quando hanno aperto il punto di Marlia, hanno ricevuto 750 richieste di adesione da tutta Italia. In più, grazie al modo di vendere alla spina, che incentiva il riuso, stanno attivamente contribuendo alla diminuzione di rifiuti. “Considera che a dicembre 2013 abbiamo venduto 36.000 contenitori e ne abbiamo ritirati 21.600. Abbiamo ottenuto quasi un 60 per cento di recupero, che moltiplicato per i cinque anni di attività significa un numero consistente di contenitori non buttati”, conclude Pietro.
L’idea che sta dietro a Effecorta nasce staccata da Rifiuti Zero e, come Pietro mi dice al telefono, è stato il Centro di Ricerca a contattarli come esempio di buona pratica e chiedere a lui e agli altri soci di poter creare un gruppo operativo che potesse promuovere questa esperienza in Italia.
La filiera corta, il riuso dei contenitori e l’idea dello sfuso sono tutt’altro che nuovi. Mia madre quando era piccola andava a prendere il latte dal contadino, e la bottiglia se la portava da casa. Comprare il vino già imbottigliato è una cosa che può sembrar normale adesso, ma ricordo mio padre e mio nonno imbottigliarlo in cantina, dopo averlo comprato (o prodotto) e messo in grandi damigiane. Lo stesso per l’olio, e avere l’acqua in casa – tuttora – per molti significa averla presa alla fontana. Se è vero che viene naturale pensare che queste azioni possano risultare “normali” in un contesto rurale, l’apertura e il buon andamento di punti Effecorta a Milano – metropoli – e a Prato – polo industriale tessile – ci dice per lo meno che anche in città il riuso, lo sfuso e la filiera corta sono valori che si tramutano in azioni quotidiane concrete, come il non buttare via la bottiglia di vetro e riempirla successivamente di vino, acqua, olio, birra.
La buona pratica dello sfuso incentiva il riuso di contenitori

La buona pratica dello sfuso incentiva il riuso di contenitori


Concludendo, questa start up, basata su principi semplici e buone pratiche, è un altro esempio di empowerment della popolazione. Se è possibile che Rifiuti Zero abbia contribuito a creare un ambiente prospero per la creazione e la messa appunto dell’iniziativa, nonché l’apertura del primo punto a Capannori, è anche vero che la stessa impresa sta facendo da supporto per la propagazione di certe buone pratiche che sono basiche per la strategia Rifiuti Zero, fra l’altro.
Il cittadino – come gestore del punto vendita, come ideatore dell’impresa, come cliente, come produttore che vende i propri prodotti – contribuisce a pieno allo sviluppo non solo di un mercato scollegato dalla logica imprenditoriale del capitalismo globale, ma che incrementa la produzione locale e certe buone pratiche. Il circuito economico-ambientale che nasce, non fa altro che generare empowerment economico, occupazionale e ambientale nella società locale di riferimento, laddove empowerment significa l’azione diretta e consapevole della comunità nella creazione di una società migliore e più vicina alle necessità dell’individuo.