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La campagna “LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” diventa dopo un anno una vertenza permamente

La campagna “LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” diventa dopo un anno una vertenza permamente

LA CAMPAGNA CONTRO I PRODOTTI NON RICICLABILI DELLA DOPPIA SPORCA DOZZINA DIVENTA DOPO UN ANNO UNA VERTENZA PERMANENTE PER LA RIPROGETTAZIONE DI TALI PRODOTTI E PER IL COINVOLGIMENTO DELLA RESPONSABILITA’ ESTESA DEI PRODUTTORI.

Ciò che segue sono valutazioni, aggiornamenti, proposte ed un appuntamento da non perdere!

Nell’agosto del 2016 Il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero lanciarono questa campagna. Essa ha due scopi: uno locale e uno globale.

LOCALE –  imprimere nuovo slancio al raggiungimento dell’obiettivo Rifiuti Zero nel comune di Capannori. Sono, infatti, passati 10 anni da quando Capannori, per primo in Europa lanciò la sfida ai rifiuti accogliendo l’invito in tal senso del sottoscritto e del professor Paul Connett. Ad oggi il comune si attesta a circa l’82% di RD(raccolta differenziata) con una produzione pro capite annuale di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) di 82kg. La qualità dei materiali intercettati nelle RD è mediamente buona spesso molto buona con basse presenze di impurità e con buone remunerazioni dai consorzi di filiera e nel caso dei materiali cartacei da parte del “libero mercato” (che garantisce remunerazione maggiore per la “carta congiunta”). Tuttavia, ancora troppo elevata è la frazione costituita dalle plastiche che come sappiamo in una percentuale di circa il 40% seppur differenziata (soprattutto per quanto riguarda le plastiche eterogenee e di minor pregio (come polistirene, polistirolo ecc.) viene indirizzata da COREPLA (il Consorzio del CONAI che cura la raccolta delle plastiche) a recupero di energia (incenerimento) anziché a recupero di materia in un quadro normativo europeo e nazionale che consente tutto ciò. Ecco perché allora la campagna per ridurre a partire da Capannori i prodotti della doppia sporca dozzina volta a sensibilizzare consumatori e produttori a comprare meno e meglio evitando quanto più possibile lo spreco dell’usa e getta. Ovviamente, a livello locale, questa campagna è stata resa complementare con il lancio del PROGETTO DELLE FAMIGLIE RIFIUTI ZERO dove circa 40 famiglie (100 persone) stanno dimostrando che non solo si può differenziare quasi tutto ma che si può ridurre la plastica che va alla RD facendo acquisti più informati e alla lunga anche più economici. Insomma, ridurre è meglio di differenziare e di riciclare e se vogliamo davvero arrivare a zero rifiuti dobbiamo, anche a Capannori, erodere lo zoccolo duro degli smaltimenti obbligati costituiti da gran parte dei prodotti non riciclabili oppure falsamente riciclabili

GLOBALE –  infatti, la campagna in questione va ben oltre il livello locale dove pur attive iniziative per la riduzione dei rifiuti (acqua in bottiglia, detersivi alla spina, pannolini lavabili, eco feste ed eco sagre senza l’usa e getta, auto compostaggio familiare, crescita dei centri per la riparazione e il riuso ecc.).Purtroppo molti prodotti che acquistiamo ( e che solo in parte potremmo evitare con maggiore oculatezza che non sempre possiamo ragionevolmente pretendere da tutti) non hanno alternativa allo smaltimento e quindi chiamano in causa la Riprogettazione Industriale di beni e prodotti e la Responsabilità Estesa del Produttore. Il messaggio è semplice ed efficace: attuando i primi 7 passi del percorso RZ (rifiuti zero) le comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti trasformando questi in risorse con la pratica della RD porta a porta (più le isole ecologiche) e con la diffusione di Centri per la Riparazione e il Riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili, elettrodomestici, computer ecc.). Il resto e cioè quel 15% circa che “rimane sullo stomaco del sistema di di-gestione degli scarti”, va reso ben visibile e studiato, attraverso la realizzazione dei Centri di Ricerca RZ . Questo approccio alla frazione residua, grazie alla realizzazione di casi studio da origine alla necessità di riprogettare beni e prodotti e quindi al coinvolgimento dei produttori che spesso rispondono alla caratteristica di essere soggetti globali quali grandi aziende multinazionali.(ma la stessa campagna sulla Doppia Sporca Dozzina è il prodotto di un “caso studio”) dà origine alla necessità di riprogettare beni e prodotti e quindi di coinvolgere I PRODUTTORI che spesso rispondono alla caratteristica di essere “soggetti globali” quali grandi aziende multinazionali.

BILANCIO DI UN ANNO DI ATTIVITA’ –  Mediaticamente la “campagna” ha avuto un buon impatto raggiungendo nei modi più disparati (dai tradizionali incontri ed assemblee anche internazionali, ad interviste e citazioni radio televisive locali e nazionali, a corsi di formazione ecc.). In TV da citare le due trasmissioni di RAI 1 (speciale TG1 e PETROLIO) dove i messaggi chiave della campagna hanno raggiunto milioni di spettatori. Ma anche attraverso una miriade di incontri molti dei quali svolti dal sottoscritto in giro per tutta Italia il messaggio è arrivato a alcune decine migliaia di persone attirandone l’attenzione e riscuotendo forte adesione. Questo successo ci ha spinto ad inserire la campagna nel “Kit Formativo” che sperimentalmente abbiamo rivolto alle scuole e tradotto in una sorta di “Format”: L’ANALISI DEL RESIDUO IN CATTEDRA E LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” che consiste nella “scoperta collettiva” di che cosa troviamo nel “sacco grigio” del RUR che insieme al “pubblico” viene visionato e classificato. Questa “lezione” si è rivelata molto potente e con semplicità disarmante fa scoprire a tutti le “patologie” che si manifestano nei nostri acquisti e la Responsabilità dei Produttori. Da questa “analisi collettiva del residuo” (per certi aspetti singolarmente “freudiana” e terapeutica-liberatoria ) si può partire per svolgere “casi studio” su singoli prodotti, su singoli imballaggi e materiali e soprattutto per promuovere una sorta di “RIPROGETTAZIONE O DESIGN PARTECIPATI” che può coinvolgere dai bambini della scuola elementare ad esperti del settore. In questo senso in qualità di direttore del Centro Ricerca RZ sono orgoglioso di constatare che la nostra ricerca che dura ormai da 7 anni (il CRRZ è stato formalizzato dal comune nel luglio 2010) non ha tratti “esoterici” o troppo “specialistici” ma è, appunto, partecipata ed idee interessanti per stimolarla e renderla efficace provengono spesso proprio dal basso.

APPUNTAMENTO DA NON PERDERE – Convinti di questo ed anche perché “a grande richiesta” anticipiamo che nel prossimo Dicembre a cavallo dell’8 si svolgerà proprio un CORSO DI FORMAZIONE SUL RUOLO DEI CENTRI DI RICERCA RIFIUTI ZERO nell’ambito dei 10 Passi verso lo Zero Waste nel quale particolare attenzione verrà dedicata ai prodotti della DOPPIA SPORCA DOZZINA, alla RIPROGETTAZIONE PARTECIPATA E ALLA RESPONSABILITA’ ESTESA DEI PRODUTTORI

(a breve verrà inviato il programma formativo di dettaglio)

AGGIORNAMENTI –  Quanto segue indica ciò che si è modificato nel corso di questo anno interessando praticamente tutti i 24 prodotti censiti. Le novità che apportiamo riguardano anche la individuazione di concrete alternative ad alcuni prodotti facenti parte della “Black List” disponibili già ora sul mercato. Su questi prodotti “alternativi” commercialmente disponibili il Centro Ricerca RZ sta svolgendo una sorta di “sperimentazione” per “validanre” la credibilità e il funzionamento, la facile accessibilità e quindi la disponibilità commerciale degli stessi per indicarli, ora e subito, quali “rimedi” da adottare.

ASSORBENTI FEMMINILI, PANNOLINI, PANNOLONI – Ricordiamo che questo “flusso” rappresenta circa il 25% del totale dei RUR e quindi la “voce” più importante per abbattere la produzione di rifiuti urbani residui. Per gli assorbenti ne esistono di biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’ auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio). Ormai molto diffusa anche tra le ragazze è la coppetta mestruale igienica e funzionale. Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che però per essere sufficientemente comoda dev’essere integrata con un set di lavanderia per permettere alle famiglie che lo vogliono di poter disporre a basso costo del servizio. Questo servizio, può essere ubicato negli asili nido e funzionare anche per quelle famiglie che eventualmente non dispongono di quel servizio che potrebbe essere gestito da una cooperativa sociale. In genere laddove esiste questo progetto è il comune che regala (o prevede un dimezzamento dei costi del pannolino) facendo risparmiare la famiglia non poco (ovviamente, la mamma soprattutto, ci mette del suo in modo meritorio verso il bebè ma anche verso la comunità intera). Anche il servizio di lavanderia dovrebbe essere a carico del “pubblico” a fronte di un basso costo reso incentivante proprio dai notevoli risparmi dalla mancata spesa nell’acquisto dei pannolini usa e getta.

Più complicato è il problema dei pannoloni (legato anche all’invecchiamento demografico). Per questo oltre ad incentivare uno sviluppo di soluzioni simili a quelle del pannolino ma rese più complicate dalle taglie diverse ed anche da problemi sanitari diversi acquista valore anche fare i conti sullo “stato dell’arte” di tecnologie in grado di riciclare questi prodotti anche alla fine del loro ciclo di vita. Certo, questa è una soluzione “meno virtuosa” ma che comunque permette di evitare una discreta mole di scarti da avviare a smaltimento. Per questo seguiamo con interesse il progetto pilota in corso di svolgimento in provincia di Treviso coinvolgente il CONSORZIO CONTARINA E IL PRODUTTORE FATER che dal punto di vista tecnico sembra riuscito su alcune migliaia di tonnellate di pannolini-pannoloni. Dopo aver essiccato i prodotti rimuovendo la parte organica si procede alla separazione della frazione cellulosica da quella plastica. L’operazione dal punto di vista funzionale procede bene dando vita a scarti reinseribili in cartiera e nell’industria della “plastica seconda vita”. I problemi appaiono normativi ed amministrativi ed attengono al passaggio dalla nozione di rifiuto a quella di “materia prima seconda” in quanto i materiali, provengono da operazioni industriali e non da RD (la selezione, infatti, avviene “a valle”). Ci auguriamo che presto questi aspetti non tecnici vengano risolti positivamente e con buon senso ma data la farraginosità della normativa di settore un certo pessimismo è d’obbligo.

COTTON FIOC – Ne esistono di vegetali, ne esistono in plastica biodegradabile, spesso si è detto come in realtà non sia molto salutare infilare questi prodotti nelle orecchie la cui igiene e pulizia può essere ottenuta con normali pezzi di tessuto inumiditi e/o imbevuti di olii essenziali. Insomma si può farne a meno di

quelli non riciclabili spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche
nei mari.

ACCENDINI – Abbiamo visto le immagini toccanti degli albatros che cibano i loro piccoli con gli accendini usa e getta. Una ragione importante in più per smettere di produrli. Dal punto di vista dello stesso confort (e dei costi) si può farne a meno con accendini ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo. Si può fare.

SPAZZOLINI DA DENTI – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti (la testina consumata)

TUBETTI DI DENTIFRICIO – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.

FIGURINE ADESIVE – Su questo fronte la mia classe (ora anche costituitasi in CLUB DELL’ALBATROS CONTRO LA PLASTICA NEI MARI) quarta “A” della primaria di Marlia (LU) (ecco la riprogettazione partecipata che non ha bisogno dei Politecnici!) ha inviato una nuova lettera alla casa editrice PIZZARDI di Milano (che produce le figurine adesive “I CUCCIOLOTTI”) per indicare almeno 4 soluzioni volte a ridurre ed anche a evitare di ricorrere agli adesivi ( le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’ album prodotta dal WWF nella quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli “ad incastro” . I bambini, con ripetute discussioni di gruppo sono arrivati a proporre quattro soluzioni attribuendo alle stesse un punteggio di preferibilità disaggregato in due parti: la riduzione nel ricorso alla plastica e la funzionalità e la facile applicazione delle alternative. Tutto questo ha introdotto, in modo semplice, il complesso processo legato alle “valutazioni ambientali”.

SCONTRINI FISCALI IN CARTA TERMICA – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato) e contengono il BISFENOLO, una sostanza sospetta cancerogena. Dal 1996 se ne prevede la dismissione e un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso la imperante informatizzazione. Su questo tema abbiamo elaborato un caso studio ed una lettera al Ministero delle Finanze.

CAPSULE E CIALDE PER IL CAFFE’ MONOPORZIONATO – Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato Lavazza, Vergnano, L’Angelica ed in ultimo COOP a produrre sistemi in plastica biodegradabile. Non possiamo assolutamente dire che la battaglia sia vinta ma che dei passi in avanti nella direzione siano stati fatti è certamente vero.

(Comunque la miglior soluzione è sempre quella della moka e della macchina espresso che macina di volta in volta il caffè in grani)

APPENDI ABITI (in plastica) –  Mentre quelli in ferro possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati) quelli in plastica, dopo una CIRCOLARE EMANATA DA COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio) possono essere conferiti nel multi-materiale. Anche se non formalmente (quelli

rilasciati non dai negozi ma da lavanderie ed affini non sono imballaggi) il problema sembrerebbe risolto. Così la doppia sporca dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.

CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i l DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.

GOMME DA MASTICARE – Esiste un’unica gomma biodegradabile (CHIZCA). E’ gradevole ed è disponibile grazie al mercato equo e solidale (che ha tanti negozi dislocati in ogni città). Essa può essere promossa anche commercializzata dalle farmacie comunali, ma anche negli altri esercizi.

RASOI USA E GETTA – Vediamo con soddisfazione che su questo versante si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, comunque, la testina ricaricabile.

MOZZICONI DI SIGARETTE – Meglio non fumare! Non incenerire, please! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai comuni e poi, gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Abbiamo potuto constatare che all’abbandono della “cicca” corrisponde spesso l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.

STOVIGLIE – I comuni possono fare tanto. Nelle mense pubbliche far usare solo i piatti in ceramica e normali posate dotando le strutture di un set di lavastoviglie.
In feste, sagre ecc. si può, nell’ordine usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili) contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo, con le bio plastiche . Occorre, in proposito, che i consigli comunali adottino specifico regolamento modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.

PENNE E PENNARELLI – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che stiamo testando per verificarne le prestazioni.

CARTA FORNO – Sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico.

Per una parte dei prodotti segnalati nella “Doppia Sporca Dozzina” e cioè per i guanti in lattice, Salviette deumidificanti, cerotti, nastro adesivo, carta carbone, non abbiamo trovato al momento valide alternative anche se dobbiamo considerare che questi prodotti rappresentano flussi quasi irrilevanti dal punto di vista quantitativo. La carta carbone sta quasi scomparendo e possiamo trovare dei “fissatori spray” che ci permettono per alcuni casi alternative ai cerotti. Per le tovaglie in TNT usa e getta diffuse soprattutto in ristoranti e pizzerie il loro utilizzo può essere scoraggiato dalla applicazione di un sistema di tariffazione “puntuale” che disincentivi economicamente la produzione di rifiuti da smaltire. Lo stesso dicasi per compagnie aeree e la “economy class” dei treni ad alta velocità che regalano oltre a grandi quantità di confezioni e bicchierini in plastica anche le famigerate “salviette deumidificanti”.

Occorre chiedere alle compagnie ferroviarie ed aeree di ridurne l’utilizzo e magari di favorire soluzioni alternative.

IMBALLAGGI COMPOSITI POLIACCOPPIATI  – Nella campagna contro la Doppia Sporca Dozzina si individuano anche i cosiddetti “materiali spazzatura”. Oltre al TNT citato il riferimento è sia a confezioni “poli materiali” come quelle degli imballaggi per cibi per cani e gatti formati da plastica ed un “foglio” di alluminio, sia al polistirene usato per yogurt e bevande come l’ESTATHE , e soprattutto, questo è un fenomeno dell’ultimo anno per materiali poliaccoppiati che abbinano plastica e carta che non possono però essere conferiti nemmeno in RD perché fuori dalle remunerazioni di COMIECO E DI COREPLA. Infatti, mentre gli imballaggi citati all’inizio possono essere differenziati (andando però in gran parte) a recupero di energia ma potendo andare anche a recupero di materia nella filiera del plasmix. (plastiche eterogenee) Gli ultimi descritti DEVONO ANDARE NELL’INDIFFERENZIATO. Siamo preoccupati per questa deregulation a cui ricorrono anche grandi gruppi dell’industria alimentare come Giovanni Rana ma anche a prestigiosi prodotti come la pasta Rummo. Addirittura grandi aziende che commercializzano il biologico non solo ricorrono agli ICP ma anche a poli materiali dichiaratamente usa e getta. Sempre sulla stessa linea ma più diretto all’abuso della plastica, tanto più perché coinvolge un progetto del Ministero della Pubblica Istruzione denominato “Frutta nella scuola” il caso dove assistiamo ad un vero abuso delle vaschette di plastica addirittura per agrumi fatti a spicchi. Come si fa, infatti, ad educare i bambini a combattere la plastica nei mari se poi per incoraggiare giustamente i ragazzi ad assumere tanta frutta si fa passare il messaggio che comunque la plastica usa e getta ci vuole? Tutti ormai sanno che non si sfugge alla comunicazione e questa contenuta in suddetta campagna risulta obiettivamente negativa. Il biologico non può essere veicolato moltiplicando gli imballaggi plastici ma coerentemente, specialmente se rivolto alle scuole, deve essere offerto in confezioni e modalità dalla bassa impronta ecologica. Sarà nostra cura segnalare quanto detto al Ministero ed alle aziende del biologico che a nostro avviso ricorrono troppo all’uso e getta.

Il coordinatore della campagna

Rossano Ercolini

*tra l’altro con soddisfazione si richiama la citazione del Centro Ricerca Rifiuti Zero di Capannori di un importante documento dell’ ONU “Guidelines for National Waste Management strategies” Moving from challenges to opportunities del 2013