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La Tuscia e Rifiuti Zero. Le esperienze di Viterbo e Montefiascone

La Tuscia e Rifiuti Zero. Le esperienze di Viterbo e Montefiascone

In un contesto politico e ambientale complesso, ricco di storia eppure terreno di mala gestione di rifiuti ed energia, la Tuscia ha tanto da raccontare quanti sono gli eventi ancora in corso. In questo articolo, si intende capire cosa stia succedendo nella provincia di Viterbo grazie alle parole delle due attiviste “amazzoni”, Federica e Vanessa, e di altri attivisti e attori politici che stanno collaborando per l’attuazione di Rifiuti Zero, zigzagando ecomafie e interessi economici mal direzionati, verso la creazione di un contesto di sostenibilità tout court.

Le origini

La Tuscia è quel dolce susseguirsi di pendii verdi coltivati e borghi medievali abbarbicati su alture rocciose che rende impercettibile il passaggio fra Toscana e Lazio. In questa terra di allevatori, agricoltori e ristoratori in cui sembra essersi fermato il tempo, i rifiuti e la gestione di questi sono una faccenda che Federica e Vanessa, insieme ad altri, hanno capito essere importante per la valorizzazione del territorio – sia in senso economico che sociale. Sono state definite “amazzoni” per la loro caparbietà e tenacia nel portare avanti la questione Rifiuti Zero, cercando costante collaborazione con l’amministrazione, con le associazioni operanti circa le questioni socio-ambientali del erritorio e sensibilizzando la popolazione. Provenendo da due background diversi – Federica è un’allevatrice, Vanessa ha sempre lavorato nel campo dell’economia -, si sono trovate unite nel continuo confronto che cercano di tenere – a tratti conflittuale, a tratti collaborativo – con le amministrazioni, creandosi un’expertise “sul campo” in materia di leggi e burocrazia amministrativa, studiando i progetti di appalto delle aziende concorrenti per la gestione dei rifiuti e lavorando attivamente non solo per la promozione di Rifiuti Zero ma anche per la sua contestualizzazione su un territorio ritenuto “difficile” per quanto l’attuazione della raccolta differenziata e il porta a porta.
Come lei stessa racconta, fino a qualche anno fa Federica non aveva alcun interesse nella società che la circondava, “nemmeno sapevo cosa fosse la differenziata, ero l’anti Rifiuti Zero!”, mi dice ridendo. Ma la lettura del libro “Meno 100 chili” di Roberto Cavallo e la conoscenza della strategia tramite il Movimento 5 Stelle di Viterbo la folgorò, tanto che iniziò a darsi da fare in questo senso. Creò insieme ad altri un comitato per Rifiuti Zero a Viterbo, agente su tutta la provincia, ma questa esperienza perse di forza tante erano le cose da fare e poche le persone disponibili. Con la proposizione della Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero (LIP), Federica decise di coinvolgere le associazioni locali ad unire le forze per la Campagna di raccolta firme. “Si creò un bel gruppetto di persone interessate e informate”, dice Federica “collaboravamo insieme e condividevamo informazioni e conoscenze”. Federica e Vanessa mi spiegano che in seguito a varie vicende politiche e personali, non esiste più un comitato Rifiuti Zero vero e proprio nel viterbese. L’obiettivo, tuttavia è quello di creare una rete di attivisti che, coordinandosi a vicenda, lavorano ognuno sul proprio territorio di residenza, tentando di collaborare con le leadership politiche locali. “Abbiamo capito che il nostro territorio non necessita tanto l’azione di un’associazione, visto che Rifiuti Zero non è un’istituzione ma una strategia con dei punti da portare avanti”, mi spiega Federica, “il nostro obiettivo, adesso, è quello di capire cosa sta succedendo a Viterbo, come vengono gestiti i rifiuti e, soprattutto, dove finiscono. L’azione che stiamo cercando di fare è quella di monitoraggio in questo senso”.

Il Comune ha cercato di investire in una efficace campagna di informazione relativa all'introduzione del porta-a-porta

Il Comune ha cercato di investire in una efficace campagna di informazione relativa all’introduzione del porta-a-porta



Montefiascone a Rifiuti Zero

Arrivo a Montefiascone una domenica pomeriggio di metà febbraio, con il sole al tramonto e la quiete tipica di quel momento. Con Federica e Caterina – giornalista freelance – entriamo nel caffè della piazza principale, proprio di fronte al Municipio. Federica, dopo aver fatto aderire a Rifiuti Zero Acquapendente e Marta, il paese dove è nata e cresciuta – e che continua a seguire -, si è concentrata su Montefiascone, il comune di sua attuale residenza. Sta collaborando con l’amministrazione comunale per l’organizzazione dei primi passi per l’introduzione della strategia Rifiuti Zero sul territorio, che al momento del nostro incontro si stava concentrando sull’informazione alla cittadinanza. Inoltre, una volta formalizzata l’adesione, Federica ha seguito in particolare la vicenda legata alla gara d’appalto per la gestione dei rifiuti.
Quello stesso pomeriggio al caffè del centro, ho avuto l’occasione di parlare anche con Renato Trapè, consigliere delegato alla cultura e all’ambiente che, seppur non ideologicamente convinto della strategia, sembra apprezzarne la praticità e la semplicità d’intenti, individuando nella sua attuazione il cambiamento culturale che ne seguirà. Avendo partecipato al week end di formazione nazionale su Rifiuti Zero a dicembre 2013, Trapè, definisce la strategia come “obiettivo di civiltà e una strategia finale da perseguire”, capendo che il trucco di un buon inizio sta in una massiccia informazione alla popolazione.
Fattasi l’ora di cena, ci dirigiamo a piedi alla pizzeria del fratello di Federica, dove ci aspettano Vanessa con il marito Giuseppe. Qui scambio anche due parole con Domenico Batinelli, assessore ai lavori pubblici. Allevatore e vicino di casa di Federica, ha conosciuto Rifiuti Zero tramite lei ma non in veste di assessore. Parlando, mi spiega come si sia subito trovato d’accordo con la strategia, in quanto il concetto di evitare di produrre rifiuti ha molto più senso che quello di cercar di riciclare tutto. “Un consumo più consapevole è alla base di un mondo più sostenibile”, conclude, “Questo è un settore in cui la politica deve intervenire. Ed è logico che quando un bene è comune, come l’ambiente, non è interesse del singolo ma della collettività, quindi anche di chi la rappresenta”.
Nel 2014 Montefiascone ha fatto partire la raccolta differenziata porta a porta su tutto il territorio, dopo una campagna di informazione basata su incontri pubblici serali organizzati in ogni frazione del comune al fine di spiegare alla cittadinanza la novità e le nuove regole di gestione della “propria spazzatura”.
“Sebbene i tempi politici siano un poco ‘lenti’”, mi dice Federica durante l’ultima nostra intervista via Skype – in cui le ho chiesto gli aggiornamenti della situazione -, “e l’osservatorio sui rifiuti non sia ancora stato formalmente creato, Montefiascone sta lavorando verso l’obiettivo. Vedremo i primi risultati fra qualche tempo”.
Il porta-a-porta è partita su tutto il territorio di Viterbo munita di cinque flussi di raccolta differenziata, umido compreso.

Il porta-a-porta è partita su tutto il territorio di Viterbo munita di cinque flussi di raccolta differenziata, umido compreso.



La situazione a Viterbo

Dopo cena vado con Vanessa e suo marito a Viterbo, dove sarò ospite per la notte. Di fronte ad una camomilla, l’attivista inizia a raccontarmi la situazione nella città. Vanessa è la presidente de La Novella: un’associazione che promuove cultura a 360 gradi (con focus l’ambiente, la salute e il territorio), operante su Viterbo ma che vorrebbe comprendere anche tutta la Tuscia. In quanto cultura, anche le materie relative all’ambiente e l’educazione su questo sono importanti per Vanessa, tanto che una volta conosciuto Rifiuti Zero – tramite Federica – vi si è impegnata subito. Come attivista, Vanessa si occupa di Viterbo città. Il suo ruolo è quello di cercare collaborazione con le leadership politiche in favore di un miglioramento della gestione dei rifiuti; ma il contesto in cui si trova ad agire è piuttosto complesso.
Le relazioni con l’amministrazione – eletta PD, dopo più di un ventennio di giunta di destra – sono sempre state controverse, “soprattutto perché non c’è mai stata molta attenzione al discorso rifiuti”, mi spiega. Basti pensare al fatto che il Comune, in passato, aveva fatto partire il porta a porta, senza prima aver pianificato una vera campagna d’informazione e formazione alla popolazione. “Noi, come comitato ci eravamo anche proposti come ponte comunicativo tra la cittadinanza e l’amministrazione, ma effettivamente non siamo mai stati chiamati in causa”, continua. Inoltre, nonostante promesse pubbliche, la delibera Rifiuti Zero presentata dagli attivisti fu respinta dalla giunta comunale, decretando così un clima di sfiducia. Nonostante questo, la precedente Giunta ha emanato una deliberazione con cui è stato dichiarato che il Comune di Viterbo è contrario all’incenerimento. E questo, rappresenta senz’altro un primo passo importante.
Oltre ai rapporti con l’amministrazione, ci sono state realtà che in passato si sono appropriate della Strategia Rifiuti Zero in maniera impropria. Questo tentativo di politicizzare la stessa però alla fine è fallito in quanto sono emerse delle carenze conoscitive da parte di tali politici locali che vedevano la Strategia come puro mezzo di propaganda, nonostante rientrasse negli obiettivi del loro programma.
Fermo restando che la strategia è assolutamente apartitica, gli attivisti di Viterbo hanno innanzi tutto cercato di chiarire i ruoli di ognuno: ossia, da una parte ci sono gli attivisti che portano avanti Rifiuti Zero; dall’altra una forza politica che collabora con gli attivisti per un obiettivo comune, che è poi la sostenibilità ambientale.

La situazione attuale
Nonostante la situazione “difficile” già menzionata e vari conflitti con l’amministrazione, che nel frattempo ha affidato la delega alle politiche per l’ambiente a un professore, docente alla Facoltà di Agraria di Viterbo, la raccolta differenziata porta a porta, compresa di cinque flussi di separazione alla fonte – organico compreso – è partita a Viterbo ufficialmente in maniera completa a novembre 2014.
Il coordinamento Rifiuti Zero Lazio, che nel frattempo si è costituito, sta avviando una fase si collaborazione con l’attuale assessore, volto alla risoluzione dell’annoso problema di conferimento in discarica “Le Fornaci” da parte delle città di Rieti e di Roma, rispettivamente per il 43% e 47% rispetto alle volumetrie totali dei rifiuti di Viterbo.
Senza sottrarsi alla necessaria solidarietà, è doveroso il richiamo a tutte le comunità ospitate ad un maggior senso civico e ad intraprendere concrete azioni di prevenzione.
Il coordinamento regionale Rifiuti Zero nasce per monitorare costantemente il percorso dei rifiuti dal porta a porta sino alla destinazione ultima del loro “viaggio”. È fondamentale al momento vigilare sull’operato dei comuni Rifiuti Zero formando un blocco unico per il territorio.
In parallelo è in programma la diffusione di buone pratiche sul territorio, partendo da alcune scuole della provincia con il progetto “Raccatta la carta”.
A febbraio scorso infatti è stato organizzato un evento nella frazione di Acquapendente che coinvolto il Comune e la sua Comunità montana con l’obiettivo dell’entrata in blocco dei diversi paesi che ne fanno parte nel novero dei Comuni a Rifiuti Zero. Un progetto ambizioso che costituirebbe un segnale importante per il territorio della Tuscia vista anche la sua forte tradizione agricola. L’obiettivo è continuare a diffondere in questo territorio la cultura della sostenibilità in collaborazione con le amministrazioni locali, nell’ottica di una migliore comprensione del funzionamento della gestione dei rifiuti nella provincia.
Come mi spiegano le amazzoni, la situazione negli ultimi tempi può apparire un poco caotica, per così dire. “È normale che stia accadendo, visto le battaglie vinte – e meno male – per chiudere le discariche nel romano. E in ogni caso noi abbiamo spazio.”, dice Federica, “Ciò che non è normale invece, è che qui la differenziata si fa e pure bene, però dobbiamo vederci conferire rifiuti “tal quale” – visto che a Roma non hanno nemmeno il porta a porta -, che vengono trattati e tenuti ‘per qualche mese’ a nostre spese. Quello che vorremmo fare, adesso, è dire ‘si va bene, ce li prendiamo i vostri rifiuti indifferenziati. Però devono essere come quelli che conferiamo noi [cioè, la frazione residua del rifiuto solido urbano secondo i criteri di differenziazione a cinque flussi – organico, plastica, vetro e lattine, carta e cartone, indifferenziato]. In questo senso, una Fabbrica dei Materiali farebbe proprio al caso nostro!”, conclude.
Quello che le amazzoni vogliono adesso ottenere, è arrivare ad una mappatura perfetta rispetto alla tracciabilità dei rifiuti raccolti e le loro destinazioni rispetto alle categorie merceologiche, monitorando anche la produzione totale di rifiuti. “Solo così”, interviene Vanessa, “possiamo arrivare a concentrare la nostra attenzione su tutto ciò che al momento va conferito come rifiuto secco indifferenziato. Dobbiamo ragionare in termini di recupero di materia: penso alla Fabbrica dei Materiali, ai mercati del riuso. L’esempio di Capannori con il suo centro del riuso è eccezionale perché, oltre ad aver creato lavoro, da una seconda possibilità ad oggetti che altrimenti sarebbero certamente destinati ad incenerimento. E noi dobbiamo combattere questa possibile ipotesi, a Viterbo, nel Lazio, in Italia e nel mondo”.
In questo contesto, Vanessa e Federica si stanno attivando nel creare una sorta di rete, una collaborazione territoriale con altre associazioni operanti nel settore ambientale, come Legambiente, WWF e altre realtà locali. L’obiettivo è quello di adunare forze finalizzate alla proposizione di un progetto alle comunità locali, chiamato “Meno 100 chili”, rievocando il famoso libro di Roberto Cavallo che “convertì” Federica in primis.
“Vuole essere un progetto propositivo”, sottolinea Federica, “che coinvolga le amministrazioni in quanto guida di comunità verso la sostenibilità sociale e ambientale”. Si tratta, in breve, di raccogliere la datazione relativa al quantitativo di rifiuti che ogni comune ha prodotto nel 2014 e, in base a questo, calcolare una possibile riduzione della generazione di rifiuti che ogni municipalità può attuare tramite un percorso di buone pratiche. In questo senso, è già in programma la redazione di un vademecum di tecniche e progetti relativi alle buone pratiche, appunto, utili per una riduzione degli scarti relativi alle diverse attività sociali, commerciali e quotidiane presenti sul territorio.
Fra questi progetti, da sottolineare quello relativo alla raccolta degli olii esausti, rifiuti tanto comuni quanto difficoltosi da smaltire e potenzialmente pericolosi per l’ambiente se dispersi nel terreno o nelle acque. In questo senso, Federica e Vanessa stanno collaborando con l’associazione viterbese Fare Verde.

Concludendo, la Tuscia, con il suo contesto politico e sociale complesso, nel 2014 è stata meta del Giro d’Italia delle buone pratiche, dove il biker Danilo Boni ha consegnato la nomination Rifiuti Zero all’Azienda Biologica Trebotti, di Castiglione in Teverina. Questo evento, unito alle azioni delle amazzoni, l’empowerment politico, culturale ed educativo che stanno portando avanti nel sensibilizzare la popolazione e nel cercare di collaborare con le leadership politiche locali, si inseriscono nel processo di patrimonializzazione di comunità costruito qui in senso Rifiuti Zero.
Si può quindi intuire un processuale cambiamento di esigenze riguardo la governance del territorio che, su una base d’azione che profuma di democrazia diretta, chiede una collaborazione di quelle che possono essere indicate come le tre responsabilità sociali di base citate dalla strategia Zero Waste: quella politica, la civile e quella dei produttori, elementi che insieme costituiscono la società e che per questa devono collaborare, nel raggiungimento della sostenibilità sociale e ambientale del territorio.