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RAPPORTO ISPRA RIFIUTI URBANI 2013: CALANO I RIFIUTI E GLI INCENERITORI, CRESCONO LE BUONE PRATICHE.

Francamente sarebbe bene che ISPRA fosse più sintetica nel descrivere i trends della gestione dei rifiuti. Siccome ciò che c’è da dire lo dicono le cifre occorrerebbe far parlare quelle anzichè riempire di diagrammi e di commenti peraltro semplificatori (i rifiuti a sentire ISPRA calerebbero solo per effetto della crisi). Ed ecco le cifre..appunto: i rifiuti calano (rispetto al 2010) del 7,7% scendendo al di sotto dei 30.000.000 di tonnellate. E’ come se una intera regione della dimensione della Toscana avesse azzerato i rifiuti! Questi calano di 2.500.000 tonnellate ritornando a livelli di 10 anni fa. Certamente la crisi ha il suo peso in questo ma anche la buone pratiche del porta a porta, della tariffazione puntuale e delle iniziative volte ad azzerare i rifiuti riducendoli alla fonte cominciano a lasciare il segno.
Infatti la RD arriva ormai al 40% (39,9%) e nel nord supera il 50% con punte (Veneto, Friuli e Trentino AA) oltre il 62%. Ma forse le performance più efficaci arrivano da regioni come la Sardegna, Le Marche e dalla vituperata Campania. Nelle prime due si sfiora o si va oltre il 50% mentre nella popolosissima Campania province come Salerno, Benevento, Avellino e la stessa provincia di Napoli portano ad un buon 41,5% il risultato denotando un dinamismo che vede nelle pressioni della cittadinanza il motore principale. I quadri più stagnanti li osserviamo nel Lazio, in Toscana e in Liguria. Qualche segnale anche dalla Calabria (che pure è in una crisi della gestione dei rifiuti spaventosa)  e dalla Sicilia che seppure a (poche) macchie di leopardo cominciano ad esprimere delle “eccellenze”. Nello smaltimento calano le discariche (40% è lo smaltimento che ancora vi finisce ma ormai sotto nettamente la fatidica soglia del 50%) E GLI INCENERITORI (-3,9%) lasciando sul tappeto quello che fu l’aggressiva pretesa della truffa della “termovalorizzazione”.
Gli inceneritori dichiarati attivi scendono a 45 (ma tale cifra è discutibile perchè nel computo vengono considerati anche 3 inceneritori toscani che sono ormai chiusi). Per la prima volta tornano sotto la soglia dei 50 e se non fosse per i 13 messi a segno alla fine degli anni ’90 in Lombardia rischierebbero di apparire per quello che sono: una tecnologia residuale ancora più obsoleta a fronte della crisi dell’inciviltà dell’usa e getta. Certo, lo ripetiamo: la battaglia è tuttaltro che vinta e le “Stalingrado” di Firenze, Parma, Torino a cui va aggiunta la foggiana Borgo Tressanti dell’inceneritore Marcegaglia sono li’ a testimoniarlo.
Ma che la “trippa” stia scarseggiando è ormai evidente. Se a tutto ciò aggiungiamo che i trend dell’anno in corso confermano riduzioni di un altro 4% (anche se il dato è ovviamente provvisorio) nella produzione dei rifiuti capiamo perchè il partito trasversale dell’incenerimento stia dando segni di aggressivo nervosismo come in Toscana e nelle “Stalingrado” di cui sopra. Il prossimo anno ci attendiamo che decollino in modo irreversibile le RD nel Centro e nel sud a partire dall’importante comune di Napoli che rappresentano le cartine di tornasole di questo durissimo braccio di ferro fra lobbies dell’incenerimento (e dei cementieri/pirogassificatori vari) e il movimento italiano Rifiuti Zero (Spreco Zero). Avanti allora con le vertenze locali, con i comuni/comunità rifiuti zero, con la racolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare detta “legge rifiuti zero”.
Rossano Ercolini-presidente ZW Europe