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‘Sharing Knowledge’ – Parte 2: gli incontri internazionali

‘Sharing Knowledge’ – Parte 2: gli incontri internazionali

Gli incontri internazionali non sono solo assemblee tramite cui decidere le azioni e le iniziative future su un orizzonte più vasto del nazionale, ma veri e propri ricettacoli di conoscenza concreta e vissuta, non solo tecnica e scientifica, ma anche quotidiana e sociale. Prendendo come esempio l’ultimo meeting europeo a Bobigny (Parigi), si cerca di capire come in queste situazioni si mettano in relazione le diverse realtà che Zero Waste Europe ed International Alliace coordinano. Seppur differenti sotto un punto di vista culturale, sociale, geografico e linguistico, questi contesti operano insieme con azioni locali parallele nella stessa direzione: raggiungere l’obiettivo Rifiuti Zero. Ma, come spesso accade, è il viaggio che conta e i passi fatti insieme: in questo senso gli incontri internazionali sono la somma delle tappe appena raggiunte e la direzione data alla continuazione del viaggio.

Cosa, chi, come, quando e perchè.
Quel che viene definito un incontro internazionale può prendere diverse forme, ma in tutte essenziale è che i partecipanti provengano da diverse nazioni. Potrà essere un meeting su Skype per aggiornare il direttivo di Zero Waste International Alliance, oppure un incontro fisico di zero wasters su tematiche precise – come il CDR usato nei cementifici – o, ancora, l’annuale meeting internazionale di Zero Waste Europe.
Solitamente, gli organizzatori di questi incontri sono le associazioni internazionali di Zero Waste – Europe e International Alliace – , GAIA e il movimento nazionale e locale di Zero Waste del luogo dove viene fatto l’incontro.
I partecipanti sono gli zero wasters da tutto il mondo (a seconda della portata del meeting). In particolare i rappresentanti dei vari movimenti nazionali, i relatori della conferenza e, ovviamente, gli attivisti locali. Dipendentemente dal luogo, saranno presenti anche associazioni e movimenti che collaborano con Zero Waste o che agiscono su temi simili, semplici curiosi di passaggio, talvolta anche i politici locali che vengono a portare i saluti della comunità.

Zero wasters francesi e collaboratori CNIID - Bobigny, febbraio 2014

Zero wasters francesi e collaboratori CNIID – Bobigny, febbraio 2014


I motivi che possono portare all’organizzazione di eventi di portata internazionale sono numerosi quanto le lotte che Zero Waste affianca, ma per lo più si può parlare di meeting che servono a fare il punto della situazione e a ritrovarsi tutti, incontrare i nuovi attivisti, far conoscere la strategia, o supportare la nascita di un nuovo gruppo, come nel caso dell’ultimo incontro annuale di Zero Waste Europe. Tenutosi presso il municipio di Bobigny, quartiere periferico di Parigi, è stato l’evento lancio di Zero Waste France. Nata in seno alla collaborazione di GAIA – Zero Waste Europe e CNIID, la Zero Waste France ha subito portato i punti critici centrali della situazione nazionale, ossia la propensione all’uso dell’incenerimento come strategia di smaltimento dei rifiuti.

L’evento, della durata di tre giorni per gli zero wasters internazionali, ha avuto come punto centrale il sabato: se la mattina ha visto protagonista il confronto tra i vari esponenti di associazioni e gruppi ambientalisti locali con gli amministratori politici, il pomeriggio è stato completamente incentrato sulla strategia Rifiuti Zero. Affianco agli interventi di esperti internazionali quali Rossano Ercolini, Joan Marc Simon, Enzo Favoino, è stata raccontata anche l’esperienza del comune di Capannori (LU) e del Consorzio Priula – Treviso Tre (TV) – le due eccellenze Rifiuti Zero italiane – rispettivamente dal sindaco Giorgio Del Ghingaro e Paolo Contò, direttore del consorzio.

Attivisti da diversi Paesi compilano la proposta di Agenda 2014-15 di Zero Waste Europe - Paris, febbraio 2014

Attivisti da diversi Paesi compilano la proposta di Agenda 2014-15 di Zero Waste Europe – Paris, febbraio 2014


Per quanto riguarda il venerdì e la domenica, si sono svolti due meeting interni per gli attivisti Zero Waste presenti: importante, in particolare, quello della domenica mattina presso la sede nazionale di Green Peace (Parigi), nel quale con una grande assemblea si è decisa l’agenda di Zero Waste Europe per il 2014-15.

Nel mio vorticare da un’intervista all’altra, inseguendo i referenti dei vari gruppi Zero Waste europei che tentavano di rifocillarsi con caffè e biscotti durante le pause tra una conferenza e l’altra, ricordo di aver contato almeno undici nazionalità diverse. Il gruppo più numeroso subito dopo gli ospiti francesi eravamo noi italiani, non ha caso, visto che negli ultimi tempi Rifiuti Zero in Italia si è diffuso velocemente, vuoi per la sua natura di movimento dal bassobotto up -, vuoi per l’operato degli attivisti storici sul territorio, vuoi per la risonanza che la strategia ha avuto in seguito al Premio conseguito da Ercolini – vincitore del Goldman Prize 2013 -. Indipendentemente dalla ragione, L’Italia può vantare alcuni dei primi esempi di buona applicazione della strategia Zero Waste, situazione che contribuisce a metterla in una sorta di posizione “trainante”, anche a livello europeo. L’altro gruppo di forte presenza era indiscutibilmente quello spagnolo, che specificherò – sotto richiesta – in catalani e baschi. Sia in Catalogna che nei Paesi Baschi infatti, il movimento Zero Waste è forte, sia come attivismo relativo a lotte – come contro l’inceneritore nella regione di Guipuzkoa, Paesi Baschi -, sia a livello di adesioni di comunità. A scorrere poi c’erano gallesi, scozzesi, inglesi (guai a definirli come delegazione della “Gran Bretagna”!), tedeschi, belga, bulgari, la presidente di Zero Waste Romania, e un’attivista slovena, Erika Oblak, che sta coordinando il nascente movimento Zero Waste nel suo Paese.

Vedendo la sala della conferenza piuttosto partecipata, i banchetti delle associazioni e aziende pro ambiente locali nella hall principale affollati, e la miriade di nazionalità degli ospiti che parlavano fra loro in inglese e francese – o in mancanza dei due, a gesti -, tutto ciò mi diede l’impressione che il meeting stesse dando almeno alcuni degli esiti desiderati, già mentre ero sul campo. In primis, quello di far rete.

La conoscenza dello zero waster
Come per gli incontri nazionali, anche quelli internazionali hanno una forte valenza sociale e comunicativa. Come per i primi, non si parla solo di scambio di informazioni e aggiornamento dell’agenda, ma del ritrovarsi e conoscersi fisicamente, elementi essenziali del far rete.
Nel caso di Bobigny – per prendere un esempio pratico – , come sempre accade quando ci si incontra faccia a faccia, si consolidano relazioni iniziate telematicamente, si fanno nuove conoscenze, si conoscono nuove realtà e problematiche. Lo scambio di racconti, eventi ed esperienze costituisce la base di ciò che si può definire la conoscenza dello zero waster, in cui l’aspetto sociale e quello comunicativo si affiancano ad una sapienza più tecnica e scientifica. Questo dualismo può essere definito la linfa vitale del movimento stesso che, nato da gruppi grassroots agenti nel quotidiano – quindi su questioni attuali e tangibili -, crea un contesto in cui la comunicazione sociale e la competenza scientifica vanno di pari passo. Questo diviene chiaro quando si va a vedere i componenti di un qualsiasi gruppo Zero Waste: in ognuno di questi vi sarà almeno una persona con conoscenze mediche, o legali, o ingegneristiche che si mette a disposizione per la causa del movimento. Ma ciò che unisce tutti i membri, che sono volontari, sono le relazioni personali e la capacità di comunicare efficacemente fra loro, elementi essenziali per il buon andamento del gruppo.

Foto di gruppo di tutti i partecipandi al meeting europeo di Zero waste - Bobigny, febbraio 2014

Foto di gruppo di tutti i partecipandi al meeting europeo di Zero waste – Bobigny, febbraio 2014


Responsabilità e senso di appartenenza
Nel mettersi in relazione con l’altro – in contesto che sia un incontro sia nazionale che internazionale – si può accentuare quel senso di appartenenza non solo al proprio movimento locale, ma alla causa globale di Zero Waste: sensibilizzarsi tramite l’ascolto e il dialogo con altri, informarsi su ciò che accade nel resto del mondo, non è solo un modo per non sentirsi isolati nella lotta e quindi parte di una rete, ma è anche il sentirsi investiti di una responsabilità di rappresentanza della filosofia Rifiuti Zero nel proprio contesto locale. Questo avviene non solo per chi è già un attivista “navigato”, ma anche per chi si è affacciato al mondo Zero Waste da poco. Ricordo, appunto, di Alessandra di Bergamo che lavorando al Centro di Etica Ambientale ed incuriosita dalla strategia, aveva partecipato al corso di formazione a Vorno il dicembre scorso, dove ci eravamo fra l’altro conosciute. Alessandra, convintasi dell’importanza di Rifiuti Zero, ha voluto vedere di persona cosa si intendesse per “strategia internazionale” e Zero Waste Europe. Non essendoci gruppi di riferimento vicini a lei, ha contatto Patrizia Pappalardo – operante su Milano – ed è venuta a Bobigny. Parlando, criticamente entusiasta del mondo Rifiuti Zero, mi dice che le piacerebbe fare qualcosa in questa direzione anche nella sua città: “alla fine ci sono tantissime associazioni che, senza sapere cosa sia Rifiuti Zero, portano avanti alcuni punti dei Dieci Passi. Vorrei far capire loro che è tutto collegato e trovare un modo di coordinare tutti i movimenti che già operano in questa direzione nella mia città”. Oltre al sentirsi responsabilizzata e appartenente ad una rete, Alessandra si è anche fatta veicolo di alcuni concetti che da un contesto globale potranno essere rielaborati e messi in pratica ad un livello locale.

Concludendo, l’esperienza di Bobigny può far pensare che l’expertize e la conoscenza scientifica da sole non fanno l’esperienza Zero Waste. Importante è anche la capacità di relazionarsi e di condividere esperienze di lotte e nozioni apprese sul campo, fondamentali per la creazione della rete. Gli incontri fisici sono quindi i momenti perfetti per perpetuare quello che si potrebbe definire “rituale conoscitivo e sociale”, lo sharing knowledge, appunto, la condivisione di conoscenza.