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Un giorno da fungo. A scuola con miceli e caffè

Un giorno da fungo. A scuola con miceli e caffè

“A Capannori non si butta via niente”, non è solo un modo di dire. Il Centro di Ricerca Rifiuti Zero, notando le quantità di fondi di caffè buttate, ha creato un progetto ad hoc, che collega l’educazione ambientale per le scuole e l’uso di uno scarto (il fondo di caffè), definito da molti “oro nero”. La questione “caffè” era già stata affrontata dal Centro di Ricerca con il noto caso studio sulle capsule di caffè, poi presentato nel marzo 2013 allo showroom “Il gusto del caffè sostenibile”. I fondi di caffè rappresentano un substrato ideale per la crescita di funghi (Pleurotus ostreatus), la stessa specie prodotta su scala industriale e venduta sul mercato alimentare. Quello che Antonio di Giovanni, agronomo del Centro di Ricerca, ha fatto, è stato unire una buona pratica (riuso di uno scarto ancora di valore) alla formazione ambientale nelle scuole. Prende così forma il kit low budget del progetto scolastico “Dal caffè alle proteine”, che ha visto coinvolti circa 200 alunni dell’Istituto comprensivo Ilio Micheloni del comune di Capannori.

A scuola di funghi
Ho incontrato Antonio al bar vicino la scuola elementare di Marlia, prima tappa della giornata. L’intento è infatti quello di seguire Antonio in una sua giornata tipo come educatore ambientale. Parliamo dell’organizzazione della mattinata: Antonio ha lezione solo alla scuola media, ma all’elementare deve vedere l’andamento dei nuovi kit che sono in incubazione. Dopo colazione, andiamo a salutare Rossano Ercolini che sta facendo lezione ad una classe prima e facciamo il giro delle classi che hanno ricevuto il kit qualche tempo prima, per vedere l’andamento della crescita dei funghi. Visitiamo poi il semplice sgabuzzino tenuto buio, umidificato, riscaldato con termosifoni e stufetta elettrica (a bassa consumo), tenuto sotto controllo da un termo-igromentro per controllare umidità e temperatura. Qui Antonio mi mostra l’avanzamento dei kit nel processo di incubazione della “muffa” (micelio del fungo) dal quale cresceranno i funghi. Ci dirigiamo poi verso le scuole medie di Lammari, in sella alla vespina bianca – omologata per due – che Antonio ha dovuto usare per i suoi spostamenti sul suolo capannorese. Ormai rassegnato al fatto che lo chiamino maestro o professore “dei funghi”, il ricercatore ha due lezioni da fare in mattinata nelle quali spiegherà alle classi come si coltivano i funghi dal fondo di caffè .
“Se con i bambini delle elementari è necessario impostare l’attività didattica più come gioco”, spiega Antonio, “con i ragazzi delle medie puoi iniziare a fare una lezione teorica vera e propria. Personalmente, mi piace però mantenere il lato pratico dell’insegnamento e sicuramente cerco di fare una lezione interattiva, anche per non far perdere l’attenzione e, soprattutto, non annoiare i ragazzi”. Le classi prime della scuola media che partecipano al progetto, hanno già fatto un breve percorso formativo con i propri insegnanti relativo al ciclo biologico dei funghi, così da arrivare preparati alle lezioni di Antonio.

Kit in incubazione. La sostanza bianca è come si presenta il micelio prima dell'inizio della coltivazione.

Kit in incubazione. La sostanza bianca è come si presenta il micelio prima dell’inizio della coltivazione.


Questo progetto, composto da quattro fasi, ha inizio con le lezioni frontali in classe, svolte da Antonio, per far conoscere agli alunni il mondo dei funghi. In queste ore gli alunni hanno imparato a conoscere il ciclo biologico dei funghi e come sia possibile coltivarne dal fondo di caffè.
Una volta appresa la teoria, Antonio è passato subito alla pratica. Gli alunni hanno portato da casa il fondo di caffè necessario per la preparazione di un kit (circa 1 kg) e, attraverso i labaratori pratico-applicativi, hanno preparato i loro kit personali, unendo il seme del fungo (micelio) con il fondo di caffè ponendolo all’interno di sacchetti appositi per la coltivazione.
“Quando metti i ragazzi a sporcarsi le mani è fantastico! E soprattutto capiscono quello che fanno, imparando con la pratica. Penso che la cosa più immediata che percepiscono è che fare le cose con le proprie mani da soddisfazione”. Una volta preparati i singoli kit, questi sono stati messi in una stanza d’incubazione, con la temperatura controllata, nella quale gli alunni hanno osservato tutta la fase di sviluppo del micelio nel fondo di caffè (durante circa 30 giorni) che gradualmente diventava sempre più bianco.
Una volta che il micelio ha ricoperto interamente il fondo di caffè, si è passati all’apertura dei kit in classe e alla coltivazione del fungo. Con un controllo partecipato da parte di Antonio, i funghi si sono sviluppati dai kit in circa 7 giorni dalla loro apertura. Antonio racconta di come i bambini hanno reagito in modo entusiasmante, nel vedere il fungo sbucare dal kit e crescere progressivamente. “Ce l’hanno in classe e se ne prendono cura. Lo vedono progredire ogni giorno e capiscono cosa gli fa bene e cosa gli fa male. Un’altra cosa che questo progetto porta loro, è capire i tempi della natura e che per coltivare qualcosa bisogna avere pazienza. Magari quando vedranno un fungo al supermercato sapranno cosa sta dietro quella confezione da tre etti”.
Successivamente alla coltivazione in classe, gli alunni hanno preparato delle ricette insieme ai loro genitori per l’evento finale organizzato da Antonio all’interno di Palazzo Boccella, a San Gennaro. L’ultima fase, indubbiamente la più “godereccia”, ha consistito nell’assaggiare le ottime ricette preparate dagli stessi genitori, in un momento di festa collettivo.
Ma la vita dei kit non si esaurisce con una sola “mandata” di fughi: ogni kit, infatti, – se ben curato – può arrivare a sviluppare funghi fino ad un massimo di quattro volte. Infine, il substrato esausto – cioè il contenuto del kit stesso, una volta finito il suo ciclo – sarà utilizzato come compost per il progetto Orto in Condotta della scuola elementare di Marlia.

Quali risultati?
Il valore educativo e ambientale del progetto è importante.
Dal punto di vista educativo, concretizzare una nozione di scienze naturali, nel tempo e sotto gli occhi e le mani del ragazzo tramite il suo operato pratico, può valere più di mille spiegazioni di un libro. Inoltre, mettere in relazione studenti, insegnanti e genitori aiuta a riscoprire la trasversalità dell’educazione che, seppur scolastica, non deve essere necessafriamente disconnessa dalla domesticità quotidiana del “far qualcosa” con i genitori.
Sul piano ambientale, il kit, come sovente ha sottolineato Antonio, simboleggia cosa Rifiuti Zero vuole portare avanti, ossia l’unione di aspetti importanti che determinano la nostra società ma, soprattutto, la quotidianità. In primo luogo si da voce alla buona pratica del riutilizzo di un materiale di scarto, rivalorizzandolo e allungando la sua vita (che finirà come compost nel progetto “Orto in condotta” della scuola elementare di Marlia). In seconda istanza si fa percepire empiricamente ai bambini e ai ragazzi l’importanza dei cicli biologici dei prodotti naturali, facendo loro capire che la pazienza premia con la conoscenza delle origini delle cose e il valore dell’individuare un secondo utilizzo per ciò che sembra uno scarto.
Dal punto di vista sociale, il progetto ha avuto anche forza di empowerment educazionale. Da una parte si è promossa la presa di coscienza da parte degli studenti di cosa il proprio territorio può produrre, e come lo si può fare. Dall’altro, i ragazzi hanno appreso cosa possono creare con degli strumenti forniti dal loro territorio stesso: hanno fatto il compost con la terra e il fondo di caffè di Capannori, hanno coltivato il fungo con le loro mani, hanno ideato, preparato e mangiato una ricetta con quel che avevano prodotto. Vi è poi stato un passaggio di conoscenza dai bambini alle famiglie, che a loro volta hanno passato queste informazioni alla propria rete di contatti, interagendo con una grossa porzione della cittadinanza.
L’azione di empowerment educazionale si traduce anche in servizio per la comunità: la raccolta del fondo di caffè, inteso qui come “scarto” di valore, significa che questo non andrà a gravare sui costi della collettività – a Capannori c’è la tariffazione puntuale -, venendo invece riutilizzato sino alla fine (compost per l’orto scolastico). C’è qui la doppia valenza del risparmio ambientale che incontra il risparmio economico, contribuendo alla mission che l’intera comunità capannorese porta avanti in quanto aderente alla strategia Rifiuti Zero, la diminuzione dei rifiuti.

Una delle camere d'incubazione termoregolate presso le scuole dell'Istituto comprensivo Ilio Micheloni

Una delle camere d’incubazione termoregolate presso le scuole dell’Istituto comprensivo Ilio Micheloni


Following up
L’intero progetto ha poi avuto un secondo risvolto. Oltre a contribuire all’educazione ambientale, ha rappresentato anche la fase pilota di sperimentazione per un’ulteriore idea, una start up, che è da poco decollata come azienda con il nome di Funghi Espresso, e che aprirà i battenti proprio sul territorio di Capannori. In breve, Funghi Espresso si occuperà di creare kit – gli stessi adottati dal progetto Dal caffè alle proteine – per la coltivazione domestica di funghi.
Anche in questo senso si attiva il processo di empowerment: infatti, non solo l’idea è venuta all’interno di un determinato contesto territoriale, che ha poi mostrato di poter dare tutti gli elementi per creare e portare avanti il progetto (risorse materiali – caffè prelevato, elementi per creare i kit – , economiche – del Centro di Ricerca – e umane – alunni, insegnanti e genitori coinvolti nel progetto -), ma l’azienda – start up che ne verrà fuori sarà locata lì dove è nata l’idea. Vi è quindi una promozione economica locale relativa all’ambiente: la diminuzione dei rifiuti, dimostrando come la creatività venga incontro alla sostenibilità ambientale, creando qualcosa di nuovo e produttivo.

Concludendo, la creatività del progetto Dal caffè alle proteine ha quindi contribuito all’insegnamento delle scienze e ad un’azione di empowerment educazionale, promuovendo una buona pratica nell’educazione ambientale che contribuirà a dare senso critico e consapevolezza delle proprie possibilità sul territorio e della propria terra alle nuove generazioni. Ha inoltre dato via ad un’impresa di start up, che a sua volta contribuirà all’empowerment economico-ambientale del territorio in cui è stata ideata e progettata.