{"id":105,"date":"2012-05-31T17:15:48","date_gmt":"2012-05-31T15:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rifiutizerocapannori.it\/rifiutizero\/?p=105"},"modified":"2012-08-19T17:16:04","modified_gmt":"2012-08-19T15:16:04","slug":"facciamo-il-punto-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifiutizerocapannori.it\/rifiutizero\/facciamo-il-punto-zero\/","title":{"rendered":"FACCIAMO IL PUNTO ZERO"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rifiutizerocapannori.it\/images\/stories\/testata\/zerowaste.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"299\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E&#8217; pi\u00f9 di 15 anni che in Italia il movimento\u00a0<em>Non bruciamoci il Futuro<\/em>\u00a0sta macinando iniziative a tutti i livelli. Dal 2001 questo movimento prima\u00a0<em>NOINC<\/em>\u00a0si \u00e8 trasformato in\u00a0<em>Movimento Rifiuti Zero<\/em>\u00a0dando vita, a partire dal 2004, alla \u201cRete Nazionale Rifiuti Zero\u201d. Erano quelli gli anni del lancio virulento della &#8220;<strong>termovalorizzazione<\/strong>&#8221; che nelle intenzioni dei Governi nazionali avrebbe dovuto arrivare a trattare circa il 30% del totale dei rifiuti italiani. Si erano previsti almeno 50 nuovi impianti e molti di pi\u00f9 erano in realt\u00e0 &#8220;pianificati&#8221; dalle province e dalle regioni. Ad oggi possiamo dire che non solo\u00a0<strong>la &#8220;trappola&#8221; della &#8220;termovalorizzazione&#8221; non \u00e8 passata ma che ormai \u00e8 stata in larga parte sconfitta<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo possiamo dire, ovviamente senza che questo debba significare sottovalutazione di ci\u00f2 che resta di quell&#8217;imbroglio, in base a dati eclatanti: i 4 inceneritori di Cuffaro sconfitti in Sicilia, i 2 inceneritori esistenti della provincia di Lucca con il caso clamoroso dell&#8217;inceneritore di Pietrasanta di Veolia &#8220;beccato&#8221; mentre &#8220;taroccava&#8221; i dati (all&#8217;epoca la gestione era ancora di TEV) chiusi definitivamente, l&#8217;inceneritore di Messina &#8220;sprangato&#8221; perch\u00e9 privo di recupero energetico, l&#8217;inceneritore di Scarlino chiuso dal TAR e recentemente l&#8217;impianto Marcegaglia di Modugno sconfitto definitivamente, l&#8217;inceneritore chiuso di Reggio Emilia perch\u00e9 &#8220;inutile&#8221; alla luce dei risultati delle RD, la chiusura (anche se formalmente provvisoria) del Gassificatore di Malagrotta ma soprattutto il risultato delle elezioni di PARMA che sbarra la strada all&#8217;inceneritore ENIA dimostrano che gli inceneritori in Italia non sono riusciti a passare.\u00a0<strong>Ormai gli impianti di incenerimento\u00a0<\/strong>(riferiti agli RSU)<strong>\u00a0si sono ridotti al di sotto del numero dei 50 e il loro numero \u00e8 destinato a diminuire<\/strong>\u00a0perch\u00e9 molti di essi dovrebbero essere sottoposti a\u00a0<em>revamping<\/em>\u00a0costosissimi (Vercelli, Pisa).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Naturalmente abbiamo sub\u00ecto anche delle sconfitte la pi\u00f9 cocente delle quali ad ACERRA dove il megampianto \u00e8 riuscito a partire. Nel contempo alcuni raddoppi sono stati realizzati a Forl\u00ec, Ferrara, Modena ma anche in queste situazioni la situazione pu\u00f2 essere ancora rovesciata dai movimenti locali. Infatti alcuni fattori hanno giocato a sfavore di questi impianti di &#8220;<strong>industria sporca<\/strong>&#8220;: non solo la loro\u00a0<strong>percepita impopolarit\u00e0<\/strong>\u00a0ma anche il venir meno degli incentivi dei CIP6 e dei &#8220;certificati verdi&#8221; che hanno posto in difficolt\u00e0 l&#8217;industria &#8220;assistita&#8221; del settore che trovandosi priva di fatto dei sussidi (anche se questi impianti &#8220;godono&#8221; ancora di incentivi per bruciare la parte biodegradabile dei RSU-incentivi comunque meno consistenti dei precedenti) arranca pur mantenendo alti livelli di scontro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Anche\u00a0<strong>l&#8217;effetto collaterale della crisi che riduce via via i consumi e quindi i rifiuti<\/strong>\u00a0sta avendo risultati devastanti per chi per realizzare nuovi impianti prevedeva aumenti esponenziali degli scarti. Altro fattore macroscopico che ha sbarrato la strada all&#8217;incenerimento \u00e8 stato il\u00a0<strong>diffondersi delle buone pratiche di riduzione e di rd che ha assunto un ruolo ancor pi\u00f9 detonante con il moltiplicarsi dei comuni &#8220;Rifiuti Zero&#8221;<\/strong>\u00a0a partire dalla &#8220;visibilit\u00e0&#8221; assunta dal\u00a0<strong>comune capofila\u00a0<\/strong>di questo percorso:\u00a0<strong>CAPANNORI<\/strong>. La stessa crisi di Napoli non certo ancora risolta ma a cui ha corrisposto una energica &#8220;rivolta civile&#8221; ed amministrativa ha contribuito ad aprire nuovi spazi impensabili agli inizi degli anni 2000.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Certo,\u00a0<strong>rimangono<\/strong>\u00a0<strong>conflitti locali molto forti<\/strong>\u00a0dall&#8217;esito ancora incerto come a FIRENZE, a TORINO, a MASSAFRA (TA) ad ALBANO (RM) ed in altre parti d&#8217;Italia (Trento, Genova ecc.) ma qui, come si suol dire\u00a0<em>ce la giochiamo<\/em>\u00a0anche alla luce dei nuovi &#8220;venti&#8221; che spirano dall&#8217;Europa. Infatti \u00e8 questo un nuovo fattore che pu\u00f2 fare la differenza per chiudere la partita con la &#8220;termovalorizzazione&#8221; e con il &#8220;partito trasversale&#8221; che ha fatto &#8220;carte false&#8221; per sostenerla.<strong>L&#8217;Europa, a ritmo incalzante e soprattutto per effetto della crisi sta premendo<\/strong>\u00a0(vedi risoluzione dell&#8217;Europarlamento del 20 aprile e ancor pi\u00f9 recenti documenti)\u00a0<strong>per vietare entro il 2020 la combustione<\/strong>\u00a0(e la messa in discarica)\u00a0<strong>di tutto ci\u00f2 che negli scarti \u00e9 riciclabile e compostabile<\/strong>\u00a0(questo di fatto \u00e8 una sorta di messa al bando seppur graduale dell&#8217;incenerimento).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>La svolta \u00e8 maturata per motivi economici\u00a0<\/strong>visto l&#8217;impennata dei prezzi di metalli, dei polimeri e dei materiali cartacei di cui pur in un quadro di prevedibili fluttuazioni appare destinata ad attestarsi sul medio e lungo periodo.\u00a0<strong>L&#8217;Europa sta capendo che gli scarti costituiscono una sorta di &#8220;miniera urbana&#8221; a cui viene riconosciuta la potenzialit\u00e0 attraverso lo sviluppo di un&#8217;industria del riciclo<\/strong>,\u00a0<strong>di volano per l&#8217;uscita dalla crisi e ragione di milioni di posti di lavoro<\/strong>. Non \u00e8 un caso che lo stesso\u00a0governo danese cominci a parlare un linguaggio autocritico per aver forse esagerato arrivando ad incenerire circa il 65% dei propri rifiuti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A questa svolta che potrebbe essere decisiva hanno per\u00f2 lavorato anche le\u00a0<strong>battaglie nazionali ed internazionali del movimento Zero Waste\u00a0<\/strong>che ha trovato in Italia terreno fertile portando al momento (ma questi dati sono destinati a crescere) oltre\u00a0<strong>due milioni di cittadini italiani ad essere operativamente coinvolti in questo percorso attraverso l&#8217;adesione formale di circa 80 comuni<\/strong>\u00a0a questa strategia che come detto si \u00e8 andata ad innestare ad una diffusa rete di buone pratiche (provincia di Treviso, Novara poi Salerno) radicate ormai fino in Sardegna, Puglia, Calabria e Sicilia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Il movimento italiano Rifiuti Zero\u00a0<\/strong>non \u00e8 pi\u00f9 quello che si costitu\u00ec nel 2004 ad Acerra. Non \u00e8 fatto solo da Comitati ed associazioni. Esso\u00a0<strong>\u00e8 portato avanti in prima persona da Comuni e da Associazioni nazionali come ANPAS<\/strong>\u00a0che non a caso stanno strutturandosi nell&#8217;<strong>associazione nazionale delle comunit\u00e0 verso Rifiuti Zero<\/strong>. Questo non vuol dire affatto che sia esaurito il ruolo &#8220;pionieristico&#8221; della\u00a0<em>Rete Nazionale Rifiuti Zero<\/em>\u00a0dal quale almeno largamente deriva la crescita del ruolo dello\u00a0<em>Zero Waste<\/em>\u00a0in Italia e dei Comitati ed Associazioni locali dei cittadini il cui ruolo rimane importantissimo. Vuol dire che bisogna per\u00f2 prendere atto di\u00a0<strong>una fase nuova enormemente pi\u00f9 ricca<\/strong>\u00a0<strong>in cui tante battaglie sono state vinte ed in cui parlare un linguaggio propositivo<\/strong>\u00a0(senza per questo dismettere il sacrosanto esercizio del &#8220;conflitto&#8221;)\u00a0<strong>diventa necessario per attrarre ulteriormente settori sociali, economici ed amministrativi.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un ruolo determinante nell&#8217;aprire questa fase l&#8217;hanno esercitato\u00a0<strong>il carattere internazionale di Rifiuti Zero che con il prof. PAUL CONNETT<\/strong>\u00a0chiamato frequentemente in Italia dall&#8217;ass. Ambiente e Futuro ha portato quasi in tempo reale nelle situazioni locali pi\u00f9 &#8220;sperdute&#8221; i\u00a0<strong>messaggi globali\u00a0<\/strong>derivanti da nuove acquisizioni e &#8220;brucianti&#8221; informazioni legate a &#8220;vittorie&#8221; e\/o risultati raggiunti nelle pi\u00f9 disparate parti del pianeta a cui le battaglie italiane (grazie anche al ruolo di GAIA-Global Alliance for Incinerators Alternatives e di ZWIA-Zero Waste Alliance) sono state spessissimo connesse (basti pensare all&#8217;incontro internazionale di ZWIA proprio a Napoli nel 2009).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>La stessa pubblicazione del<\/strong>\u00a0<strong>libro<\/strong>\u00a0&#8220;<strong>Rifiuti Zero: una rivoluzione in corso&#8221; (Ed. Dissensi)\u00a0<\/strong>sigilla e fotografa quanto fatto e quanto ancora da fare. Adesso, detto in termini sintetici,\u00a0<strong>occorre puntare a coinvolgere la responsabilit\u00e0 estesa dei produttori.<\/strong>\u00a0<strong>Occorre costringere le imprese a farsi sempre pi\u00f9 carico della<\/strong>\u00a0<strong>insostenibilit\u00e0 del monouso<\/strong>\u00a0e di molti loro prodotti (vedi l&#8217;esempio eclatante delle capsule del caff\u00e8 sollevato dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori) perch\u00e9 se le RD pi\u00f9 la riparazione\/riuso possono portare in poco tempo a meno del 25% gli scarti residui da trattare (comunque senza nessun trattamento termico compreso i cementifici e &#8220;camuffate&#8221; centrali a biomasse)\u00a0<strong>questi devono essere messi in carico a chi li ha prodotti iniziando una riprogettazione delle merci immesse sul mercato dei consumi<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E&#8217; bello esser riusciti a spingere la palla fino qui&#8230; Altri goal ci attendono. La Zero Waste Italy insieme a tutti coloro che vogliono esser parte di questa &#8220;storia salita dalle comunit\u00e0\u201d lavora per questo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>ZERO WASTE ITALY &#8211; Rossano Ercolini, Patrizia Lo Sciuto<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; pi\u00f9 di 15 anni che in Italia il movimento\u00a0Non bruciamoci il Futuro\u00a0sta macinando iniziative a tutti i livelli. Dal 2001 questo movimento prima\u00a0NOINC\u00a0si \u00e8 trasformato in\u00a0Movimento Rifiuti Zero\u00a0dando vita, a partire dal 2004, alla \u201cRete Nazionale Rifiuti Zero\u201d. 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